Namibia: Esperienza di un amico.

Vorrei essere io a scrivere questo meraviglioso post, ma l’esperienza di un amico può comunque emozionare lo stesso. Un giorno magari ci andrò anche io a osservare il meraviglioso cielo dell’emisfero Australe.
La storia di Tommaso Rubechi è affascinante e a “tratti”, commovente. Condivido volentieri questo splendido viaggio.

Ricordo che alla pagina www.tommasorubechi.it troverete nella galleria le immagini sotto elencate con maggiore risoluzione.

 

 NAMIBIA: HUNTING THE DARK

No, questo non è il classico viaggio fotografico in Africa, non ci sono leoni e giraffe, niente elefanti e gnu. Quando pensiamo ad un viaggio fotografico in Africa pensiamo sempre ad un classico Safari. Non sono stato in Namibia a cercare animali esotici nel mezzo della savana, ma a cercare qualcosa di ancora più raro da noi in Italia: il buio. Infatti la Namibia è considerata la mecca degli astrofili, al pari del Cile, essendo completamente priva di inquinamento luminoso e con un clima molto favorevole che porta ad avere in queste zone circa 300 notti serene all’anno, 300 notti di cielo limpido sotto le stelle dell’emisfero australe. Inoltre in questa nazione sono presenti delle fattorie, o meglio astrofarm, che mettono a disposizione dei loro ospiti telescopi e veri e propri osservatorio per godere di questo cielo unico, dando vita ad un vero e proprio turismo astronomico.

La preparazione

Di fondamentale importanza in viaggi di questo genere è la preparazione al viaggio. Il cielo australe era un cielo nuovo per me, senza un vero e proprio piano sarei stato perso. Quindi iniziai a creare già da Febbraio 2018 una vera e propria lista di oggetti da fotografare, comprensiva di orari di alzata e tramonto degli oggetti ed orario di inizio e fine degli scatti prima di passare all’oggetto successivo. Tale lavoro è di fondamentale importanza per non perdere tempo

Il mio set-up namibiano

Il mio set-up namibiano

prezioso dato il limitato numero di serate a nostra disposizione a fronte di un grande numero di oggetti. Per motivi lavorativi e personali potevamo sfruttare una sola settimana in Namibia, che al netto dei giorni di viaggio si traduceva in sole 5 nottidisponibili. I contatti con la farm andavano avanti a fatica, infatti le risposte alle mail potevano arrivare anche dopo 20 giorni (consiglio vivamente di contattarli telefonicamente se ne avete la possibilità!) ma ad inizio 2018 avevamo già conferma delle nostre richieste: io e Marco ci saremmo divisi una montatura skywatcher EQ6 con un rifrattore APO William Optic 4″ e telescopio guida per le 5 notti, mentre Federico si sarebbe divertito con un altra eq6 ed un celestron C11 HD da dividere tra visuale e fotografia planetaria. Inoltre avevamo anche noleggiato un Dobson per visuale. A questo mio set up andava aggiunto un secondo set composto dal mio piccolo astroinseguitore Skywatcher Staradventures da abbinare ai miei obbiettivi canon 70-200mm f4 L e Samyang 14mm f2.8. Per evitare problemi di driver col mio pc decisi di portare la mia ccd di guida, oltre ovviamente alla Canon 6d e alla piccola Canon 1100d modificata full spectrum per le foto. Ma perchè portare le reflex e non la ccd? per colpa di un colpo di fulmine!

Fondamentale è stato anche creare una lista di tutti i cavi e accessori, ottici e meccanici, da portare per sfruttare gli strumenti noleggiati giù, vi immaginate se arrivati in Namibia non avreste potuto fotografre per mancanza di un semplice cavo? Tale lista tutto è tranne che banale, infatti si deve pensare proprio ad ogni evenienza possibile per essere preparati a tutto.

 

 

9 Giugno 2018: si parte!

Esistono diverse compagnie che volano fino a Windhoek, capitale della Namibia. La più comoda dall’Italia è sicuramente quella svolta da Lufthansa che fa scalo a Francoforte, ma i giorni dei voli non corrispondevano alle nostre esigenze. Un’altra tratta comoda è quella che da Roma porta a Windhoek facendo scalo ad Addis Ababa svolta dalla Etiophion, ma la abbiamo scartata perchè abbiamo letto troppe recensioni negative sullo scalo etiope, il rischio di non vedere il bagaglio arrivare a Windhoek è concreto e non potevamo permettercelo. Infine abbiamo prenotato con la Qatar Airways, la quale ci ha portato da Roma a Windhoek facendo scalo a Doha. Tale tratta è la più lunga delle tre ma il servizio della compagnia qatariota è ai massimi livelli, inoltre il prezzo dei voli era lievemente inferiore di quello proposto da Etiophian.

Ovviamente il bagaglio a mano conteneva solo i beni primari, che per me sono il computer, le due reflex e gli obbiettivi, tutto il resto poteva essere messo in valigia!

Arrivati a Windhoek la signora Waltraud, titolare della farm, era lì ad aspettarci. Avevamo infatti anche prenotato il trasferimento verso la farm, data la non propria vicinanza. Per raggiungere

Hakos sono infatti necessarie due ore e mezzo di viaggio su strada bianca attraverso spettacolari paesaggi popolati da antilopifacoceri e babbuini. Ma la cosa importante è che in queste due ore e mezzo non abbiamo avvistato nemmeno un villaggio, solo qualche farm isolata, prive di lampioni o simili. Volevamo l’assenza di inquinamento luminoso, era chiaro che eravamo nel posto giusto.

La Hakos guest Farm

La Hakos guest farm si trova in una zona montuosa nella regione di Komas, a circa 1800 metri di altezza. E’ stata costruita dal padre della signora Waltraud, figlio di coloni tedeschi. La farm è autosufficiente dal punto di vista elettrico grazie agli impianti fotovoltaici e alla presenza di due pale eoliche. In essa sono presenti svariati osservatori fissi e circa 5 colonne sulle quale montare altrettante montature. L’orizzonte è praticamente sgombro in ogni direzione, essendo essa sulla cima di una collina, verso sud-est è possibile mirare la sagoma del celebre monte Gamsberg, del quale vi parlerò più avanti. Qui vi è la sede dello IAS, l’Internationale Amateur Stenwarte, che tradotto dal tedesco non è altro che l’osservatorio amatoriale internazionale del quale abbiamo conosciuto alcuni membri che ci hanno fatto fare un giro per l’osservatorio, anche di questo vi parlerò poi perchè merita una citazione particolare.

La Namibia è rimasta molto legata alla Germania, tanto che la maggior parte degli ospiti qui sono tedeschi e nella farm si accetta anche pagamenti in Euro. La cucina è ottima, fatta di ingredienti del posto cucinati alla tedesca. Abbiamo assaggiato carne di Orice, di Kudu e di Zebra, ma su tutte spiccano per bontà le polpette di antilope! Può sembrare strano mangiare certi animali, ma essi sono per loro quello che per noi può essere un maiale o un vitello.

Arrivati nel primo pomeriggio ci siamo da subito messi al lavoro per la prima notte, infatti essendo inverno qui il sole tramonta presto, verso le 18:20 e già dalle 19:30 è buio astronomico. Sinceramente mi aspettavo di trovare già le montature pronte e stazionate, invece tutti gli strumenti dovevano ancora essere presi dal magazzino. La cena inizia alle 18:00, molto presto, proprio per lasciare agli astrofili l’intera notte libera. Durante la notte viene lasciato caffè, the caldo e dolcetti nella sala da pranzo per gli astrofili che si vogliono riscaldare, infatti le temperature nel periodo di Giugno scendono fino a 2/3 gradi, mentre di giorno si mantengono sui 25°. L’umidità, sempre bassa, nella settimana del nostro soggiorno si manteneva su valori compresi tra 20 e 35%.

 

La prima volta sotto questo cielo

Nella sala dove vengono serviti i pasti ci sono delle bellissime pareti a vetri in direzione del tramonto, così mentre mangiavamo la prima cena abbiamo potuto godere di uno spettacolo unico con un tramonto rosso fuoco. La cena si è dilungata più del previsto o, più probabilmente, ci è sembrata lunghissima vista la voglia che avevamo di uscire sotto quel cielo tanto sognato. E quando è giunto finalmente il momento sono rimasto letteralmente a bocca aperta! Nonostante ancora non fosse buio astronomico la via lattea era già perfettamente evidente, stelle e costellazioni mai viste si mostravano a me. Ma quale è la prima cosa che ha catturato la mia attenzione? Incredibilmente tra le tante cose luminose e visibili sono stato rapito dall’oscuro sacco di carbone, un buco nero nel mezzo della via lattea, un contrasto netto che mi ha subito rapito! Poi il centro galattico, con le zone chiare e scure mai viste così nette. Solo dopo alcuni minuti di stupore mi son ricordato delle nubi di Magellano così subito le ho cercate e l’aspettativa è stata ripagata: enormi e ben visibili nonostante la bassa altezza sull’orizzonte! E ancora la Croce del Sud, le luminose stelle del Centauro, La nebulosa della Carena che già ad occhio appariva enorme e brillantissima, omega centauri perfettamente visibile, ed infine la zona di m7 che spiccava su tutto il resto come una faro. Impossibile non restare affascinati, tanto che i tempi per montare tutta la nostra attrezzatura si sono dilatati enormemente causando ritardi sul programma che in quel momento è passato in secondo piano: ad ogni movimento i miei occhi si alzavano al cielo per restarci diversi minuti.

Lo stazionamento al SUD

La nostra prima cena è stata in parte rovinata dalla scoperta che il signor Fiedhelm, marito di Waltraud, non è in grado di stazionare precisamente le montature verso il polo sud! Stazionare a sud è complicato per tutti, figuriamoci per tre ragazzi appena giunti dall’Italia. In nostro aiuto è giunto uno dei membri dello IAS il quale ci ha stazionato le due montature con l’aiuto di un pole master. Questo però ha creato un ulteriore ritardo sul programma della prima notte. Stazionata la montatura in pochi minuti l’ho connessa a cartes du ciel con eqMod, sistemato la ccd guida nel telescopio, attaccato la Canon 6d al telescopio principale e connesso il tutto al pc. Pronto a partire!

Mentre questo set up principale era avviato al lavoro ho tentato anche di stazionare, sta volta autonomamente, la piccola staradventures rendendomi conto che si può studiare sulla carta anche per mesi, ma in pratica è veramente difficile inquadrare sul cannocchiale polare quelle maledette 4 stelle dell’Ottante! Con calma e pazienza, aiutandomi con le stelle dell’Idra e con la piccola nube di magellano, sono riuscito a trovare le stelle giuste e stazionare in circa 30 minuti.

Prima notte, prime foto

Il primo oggetto puntato col telescopio è stato l’ammasso NGC 4372 con la vicina Doodad dark nebula. E col primo scatto ho capito subito che le cose sarebbero andate peggio del previsto. Infatti il William Optic 4″ non è affatto corretto fino ai bordi, presenta un evidente coma che sul sensore full frame della 6D si traduceva in stelle molto allungate ai bordi. Il correttore di coma non era disponibile, e questo per nostra negligenza perchè durante i mesi precedenti ci siamo dimenticati di indagare a riguardo. Inutile piangere sul latte versato, così si parte con le foto, 21 scatti da 4 minuti a 1600 iso su questo soggetto……………………

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